sabato 29 dicembre 2007
domenica 23 dicembre 2007
venerdì 21 dicembre 2007
Raffica di voti blindati: uno ogni tre giorni
Roma - Altri due voti di fiducia sul filo di lana, ma senza sorprese. Con i senatori a vita, ancora una volta determinanti. Senza i loro sei voti la Finanziaria 2008 non avrebbe passato l’esame del Senato e il governo Prodi sarebbe finito. Il primo voto si è risolto con 163 sì e 157 no. Passato, quindi, grazie ai sei senatori non eletti. Nel conto dell’opposizione, invece, il voto del senatore Franco Turigliatto, l’ex Prc che ha confermato il suo no alla finanziaria e al governo. La seconda fiducia ha registrato lo stesso numero di voti pro maggioranza, mentre le opposizioni hanno perso quello di Mario Baccini. Impossibilitato a votare - ha spiegato poi - a causa del traffico. È rimasto intrappolato in un ingorgo mentre tornava da un’iniziativa di partito.
I due voti di ieri hanno anche segnato un nuovo record del governo Prodi. Sono infatti saliti a 30 i voti di fiducia chiesti e ottenuti dall’esecutivo di sinistra in diciannove mesi. Uno in più rispetto al governo guidato da Silvio Berlusconi che si è fermato a 29 voti blindati, ma in un arco di tempo più che doppio: tre anni e 10 mesi. La prima, escludendo quelle iniziali, sono state votate nel luglio del 2006 sullo «spacchettamento» dei ministeri. L’ultima prima della Finanziaria è stata quella sul pacchetto sicurezza. Solo in questi primi 20 giorni di dicembre i voti di fiducia sono stati sette. Una media di uno ogni tre giorni. Tra le materie critiche, oltre alla classica finanziaria, le liberalizzazioni e tutti i grandi snodi di politica estera, dall’Afghanistan, al rifinanziamento delle missioni militari all’estero, e quelli legati alle politiche sociali. Cioè la distribuzione dell’extragettito fiscale e, in prima lettura, il disegno di legge che recepisce il protocollo sul Welfare siglato da governo, sindacati e imprese.
Non mancano argomenti di dettaglio. Come l’emergenza rifiuti in Campania e il maxiemendamento sanitario, sul quale il governo ha ottenuto la fiducia lo scorso maggio. Oggi è prevista l’ultima fiducia e il voto finale sulla finanziaria. Difficilmente ci saranno sorprese. Domenico Fisichella confermerà il sì tecnico, i diniani le loro riserve e anche gli ulivisti Manzione e Bordon e i socialisti faranno presenti le loro riserve. A sinistra, ormai una costante, il no di Turigliatto. Uno scenario che si dovrebbe ripetere quando, stasera o sabato mattina, ci sarà il voto definitivo sul welfare. I conti - ha sottolineato il leghista Roberto Calderoli - sono solo rinviati al 10 gennaio, con la verifica. Una «ultima cena». Per il governo Prodi.
Fonte:http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=229279
mercoledì 12 dicembre 2007
"Riproclamata" la carta dei diritti fondamantali dell'Ue. Caos in aula.
Urla e schiamazzi in Parlamento europeo. Nel giorno in cui i leader di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo hanno adottato la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, in aula regnava la confusione. Alcuni eurodeputati della Sinistra unitaria (Gue) ed euroscettici (soprattutto polacchi e britannici) hanno interrotto la cerimonia solenne gridando "referendum, referendum" e srotolando striscioni che recitavano lo stesso slogan.
Nonostante l'episodio, che per qualche minuto ha impedito ai tre leader di prendere la parola, Josè Manuel Barroso, Hans Goet Poettering e Josè Socrates hanno firmato la Carta, "riplocamando" lo storico documento. La carta dei diritti fondamentali ribadisce, in un unico, testo l'insieme dei diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei e di tutti coloro che vivono nel territorio dell'Ue.
Interrompendo la cerimonia, i gruppi al Parlamento europeo hanno accusato il presidente della Commissione europea e a quello del Consiglio Ue di "ignorare il punto di vista dei cittadini europei" che vorrebbero il referendum per decidere di adottare la carta dei diritti fondamentali. Quasi tutti gli Stati membri hanno rinunciato al referendum, inclusi Inghilterra, Francia e Olanda che hanno sollevato l'ipotesi numerose volte. Solo l'Irlanda avrà una consultazione popolare.
La firma di oggi ha un grande valore politico e simbolico per l'Unione europea, poichè formalizza il documento proclamato a Nizza nel 2000, che viene considerato la base per molte decisioni già molti giudici europei . Da domani, quando tutti i capi di Stato e di governo firmaranno il nuovo Trattato dell'Ue a Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali assumerà valore giuridico vincolante per quasi tutti gli Stati membri dell'Ue. Il documento non varrà per Polonia e Gran Bretagna, che hanno negoziato una clausola d'esclusione.
Fonte:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=197&ID_articolo=101&I
martedì 11 dicembre 2007
domenica 9 dicembre 2007
mercoledì 14 novembre 2007
Quello che non si doveva dire

di Gaetano Saglimbeni
Il libro di Enzo Biagi, pubblicato dalla Rizzoli nell'ottobre 2006, che Prodi
e compagni fingono di non avere mai letto. In esso il giornalista rivelava
di essere stato abbandonato, nella sua corsa alla Rai, anche dalle sinistre
che aveva sponsorizzato con tanto entusiasmo in campagna elettorale
Fonte:
http://www.gaetanosaglimbenitaormina.it/tribuna_news.htm
Qui troverete l' intero articolo.
domenica 11 novembre 2007
Juan Carlos-Chavez Lite al vertice di Santiago
Il Re: "Ma tu non ci stai mai zitto?", e se ne va
di OMERO CIAI
È FINITO malissimo ieri sera a Santiago del Cile il vertice di Stato che si tiene ogni anno tra la Spagna e i paesi latinoamericani. Nel corso della riunione conclusiva a porte aperte di fronte alla stampa il venezuelano Hugo Chavez è riuscito a far saltare i nervi al re di Spagna, Juan Carlos. "Ma tu non ci stai mai zitto? Perché non lasci parlare gli altri", ha detto rivolto a Chavez un Juan Carlos visibilmente alterato. A quel punto ha chiesto la parola Daniel Ortega, presidente del Nicaragua, per cederla poi di nuovo a Chavez. Così il monarca spagnolo ha preferito alzarsi e andarsene, gesto senza precedenti.
L'oggetto dell'incidente diplomatico risale al giorno precedente, venerdì, quando Chavez è intervenuto più volte per criticare l'ex capo del governo spagnolo - non presente al Vertice - José Maria Aznar. Definendolo "un fascista", Chavez ha accusato Aznar di essere stato fra coloro che nel 2002 appoggiarono il fallito golpe civico-militare contro di lui a Caracas.
Secondo Chavez, che ieri ha anche chiamato al telefono Fidel Castro, all'epoca, mentre era capo del governo, Aznar avrebbe tramato insieme a settori imprenditoriali spagnoli presenti in Venezuela per favorire il fronte dei golpisti. Poi ha rivelato anche un aneddoto privato di un loro incontro. Parlando della necessità di aiutare i paesi più poveri, Aznar avrebbe detto a Chavez: "È tempo perso, tanto quelli sono già fottuti".
Ieri pomeriggio nella riunione conclusiva tutto è cominciato quando il presidente del governo spagnolo, Zapatero, ha preso la parola per difendere il suo predecessore e respingere le critiche di Chavez. "Bisogna parlare con rispetto degli altri - ha detto Zapatero - anche quando si tratta di persone che ideologicamente stanno agli antipodi. È questo il principio grazie al quale anche tu sarai rispettato ed io esigo questo rispetto anche per Aznar".
Mentre Zapatero svolgeva la lezioncina di diplomazia a Chavez, il presidente venezuelano ha cercato più volte di interromperlo gridando "un fascista non è un essere umano, un serpente è più umano di un fascista", ed è stato allora che è intervenuto Juan Carlos con il suo "ma basta stai zitto".
Invece di calmarsi il clima dell'incontro s'è infiammato di nuovo con l'intervento di Ortega che ha preso la parola per contestare l'atteggiamento di una azienda spagnola, l'Union Fenosa, in Nicaragua. Circostanza che ha convinto il re a lasciare la sala del Vertice. "È stato un attacco alla Spagna - ha spiegato poi il portavoce di Casa Reale - inaccettabile in pubblico".
Da quel momento tutto il protocollo è saltato. La foto di gruppo finale è stata annullata e il re di Spagna non si è presentato nemmeno quando la banda ha suonato l'inno cileno. È tornato un momento solo alla fine, per i saluti dopo la conferenza stampa, grazie al pressing della presidenta cilena Michelle Bachelet. Anche la Bachelet ha criticato Chavez apertamente: "È sulla base del rispetto - ha detto - che raggiungiamo accordi tra di noi, dobbiamo rispettare le opinioni di tutti anche le più lontane da noi".
(11 novembre 2007)
Fonte :
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/lite-spagna-chavez/lite-spagna-chavez/lite-spagna-chavez.html
martedì 6 novembre 2007
Romania boccia decreto espulsioni
Premier Bucarest:"Stop ondata xenofoba"
Il presidente romeno Traian Basescu condanna gli attacchi contro i propri connazionali in Italia e critica senza mezzi termini il 'decreto espulsioni': "Misure improvvisate che generano paura e risvegliano l'odio". Gli fa eco il premier Calin Popescu Tariceanu il quale si è detto "preoccupato" per le "reazioni xenofobe" dirette contro gli immigrati romeni e ha invitato il suo omologo Romano Prodi a prendere misure per "tutelare" questa comunità.
"In qualità di capo dello Stato romeno - ha aggiunto - condanno ogni violazione della legge commessa da un cittadino romeno in Romania così come all'estero. Ma condanno (anche) ogni atto di violenza diretto contro cittadini romeni così come ogni discorso che inciti la gente a non rispettare i diritti civili dei romeni senza riguardo a dove si trovino nell'Unione europea", ha detto Basescu.
Le parole del presidente seguono la protesta dell'ambasciata di Bucarest per l'attacco subito venerdì da quattro romeni dopo l'assassinio di Giovanna Reggiani. In serata il premier Calin Tariceanu aveva chiamato Romano Prodi annunciando una visita imminente in Italia.
Tariceanu ha definito "inaccettabili" le umiliazioni e gli abusi di cui a suo dire sono vittime i connazionali nel nostro paese. "E' mio dovere avvertire il mio omologo che la situazione comincia a degradarsi e che questa ondata di xenofobia va arrestata", ha dichiarato Tariceanu al termine di una riunione straordinaria con i ministri dell'Interno, della Giustizia e degli Affari Esteri. "Non tolleriamo la delinquenza (in seno all'immigrazione romena, ndr), ma allo stesso tempo dobbiamo proteggere i nostri cittadini", ha sottolineato il premier di Bucarest.
Basescu ha reso noto di aver chiesto al ministro degli Affari esteri, Adrian Cioroianu, di "discutere di fronte alla Commissione europea delle nuove leggi sulla sicurezza pubblica" adottate da Roma, precisando che ci sono "carenze nella loro applicazione". "Il modo in cui numerose persone sono state rimpatriate non ha lasciato loro alcuna possibilità di rivolgersi alla giustizia per sapere se questa misura era giustificata o sbagliata", ha concluso il presidente.
Fonte:
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo386548.shtml
E Voi che ne pensate, cordiali lettori del blog ? Come andrá a finire ?
venerdì 2 novembre 2007
CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA
http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf
Buona lettura.
E i "doveri" ?
http://www.muscardini-cristiana.com/attivita_politiche/index.cfm?fuseaction=dettaglio&ID=8
Rom e Sinti lavorano per Roma
Rom e Sinti lavorano per Roma
Mercatini domenicali, raccolta di materiale ferroso e oggetti ingombranti, una cooperativa che produce abiti secondo l'antica arte sartoriale: crescono le esperienze di collaborazione fra le istituzioni comunali e l'Opera nomadi puntando sulle naturali predisposizioni e le conoscenze secolari tramandate dai capi clan. Rom e Sinti possono rivelarsi per Roma un'importante risorsa finora ignorata.
Hanno viaggiato moltissimo e macinato milioni di chilometri nella loro storia millenaria, elaborato una musica scoppiettante e coinvolgente e fatto spettacoli itineranti. Sono stati gli uomini che portavano le giostre nelle feste di paese, hanno allevato cavalli e costruito splendidi oggetti in rame, oltre ad aver colorato i mercati di mezza Europa con le loro chincaglierie. Ma oggi le comunità Rom e Silti vorrebbero stabilirsi, piantare le tende, possibilmente evitando di continuare ad abitare in campi nomadi più o meno attrezzati.
Sognano infatti una casa fatta di mattoni e un lavoro come si deve, nonostante l'ostracismo e la diffidenza di molti. Partita un millennio orsono dal nord est dell'India, questa stirpe di viaggiatori si è poi spinta fino all'Asia minore, al nord Africa e all'Europa. In Romania, dove la comunità Rom conta 3 milioni di abitanti, ha dato vita a piccoli villaggi ormai leggendari, con costruzioni dalle forme più strane e ben al di là del kitch.
Il mito del loro nomadismo innato è, appunto, solo un mito. In realtà, è stata una condizione indotta da diversi fattori: le loro tradizioni di lavoratori itineranti ne hanno esaltato la capacità di spostarsi senza problemi, facendoli arrivare nelle fiere di tutto il vecchio continente come abili allevatori e mercanti di cavalli, legando il loro nome alle manifestazioni di musica gitana (la più famosa ancora oggi si svolge ogni anno nella Bretagna francese) e agli spettacoli di strada. Come abili artigiani del rame e infaticabili riciclatori di materiali e oggetti di ogni tipo hanno animato i mercati cittadini e con il loro clan si sono spostati ogni volta che le circostanze lo imponevano.
E molto spesso il motivo per cui abbandonavano un luogo per quello successivo era la diffidenza delle comunità locali dove erano approdati, che qualche volta si trasformava in violenza e sgomberi forzati, con il risultato di un'integrazione impossibile anche quando l'avrebbero desiderata.
A Roma, secondo l'ultimo censimento del 2001, si contano circa 6.500 tra Rom e Sinti, almeno quelli che abitano i 25 campi, più o meno attrezzati, dislocati nella parte sud orientale del territorio, specialmente nei municipi V, VII e VIII. La cifra tuttavia dovrebbe essere corretta al rialzo (si parla di 10.000 presenze) se si considerano coloro che vivono in abitazioni o che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, oltre ai numerosi Rom rumeni, entrati in Italia con visti turistici e che poi diventano invisibili, sistemandosi in alloggi di fortuna nei parchi, sotto i cavalcavia, in fabbriche dismesse.
Il Comune ha predisposto un piano triennale per le comunità Rom e Sinti della città, promuovendo una serie di interventi per migliorare le loro condizioni e avviarli a lavoro. L'ultimo deciso in ordine di tempo riguarda la prossima apertura di uno sportello presso il Col di via della Seta dedicato all'orientamento e l'avvio al lavoro dei membri delle comunità Rom e Sinti.
Ma negli ultimi anni sono state numerose le esperienze di collaborazione tra le istituzioni comunali e l'Opera nomadi, presente in città dal 1964. Si è dimostrato che, puntando sulle naturali predisposizioni e le conoscenze secolari tramandate dai capi clan, i Rom e i Sinti possono rivelarsi come una risorsa finora ignorata. Abili commercianti, riciclatori infaticabili e rigattieri di lungo corso, alcuni anni fa l'Opera nomadi ha aiutato le comunità a ottenere una delibera comunale per allestire i due mercatini domenicali di via Collatina nel VII Municipio (recuperando il parcheggio in disuso di fronte all'ipermercato Auchan) e del lungotevere Dante, nell'XI Municipio.
Non solo: a breve, nei Municipi IV, V e VIII sarà replicato il progetto "Rom per Roma", sperimentato con successo, per un anno, nel XII. Con la collaborazione di Comune, Provincia di Roma, Cooperativa Praliphè, Caritas, Legambiente e Centro Ecologico Umano, 8 operai Rom saranno impiegati nella raccolta di materiale ferroso e oggetti ingombranti. Con dei furgoni dell'Ama, e su segnalazione di questa o dei cittadini, ripuliranno i municipi dalle discariche abusive e dei rifiuti ferrosi ingombranti, portandoli nelle isole ecologiche predisposte.
Ma non è finita. Sempre nel segno del recupero delle tradizioni, l'Opera nomadi vuole promuovere la nascita di una cooperativa che produca abiti secondo l'antica arte sartoriale tramandata all'interno delle comunità, mentre due loro realizzazioni hanno sfilato durante l'ultima edizione di "AltaRoma", la manifestazione dell'alta moda cittadina.
Un mondo nascosto e ancora ampiamente inesplorato, quello delle comunità Rom e Sinti, che merita di essere scoperto con disincanto e lasciando da parte i vecchi pregiudizi.
E se è vero che non fanno concessioni sui rituali matrimoniali, colorati e affollatissimi, tramandati da generazioni sempre uguali, le comunità sono state sempre aperte alle contaminazioni linguistiche e musicali.
Alcuni addirittura sostengono che talvolta siano rimasti gli ultimi depositari di canti popolari ormai dimenticati, avendo mescolato termini di tante lingue in una sola - dal sanscrito alle lingue slave fino al napoletano - e possano a ragione definirsi cittadini del mondo.
Pasquale Colizzi
© 2000-2007 Comune di Roma
Dipartimento Politiche per lo Sviluppo Locale,
per la Formazione e per il Lavoro
Il governo precedente
Prima ha iniziato Veltroni, chiacchierando con «Repubblica»: ha detto che in fondo la colpa è del governo precedente. Poi è intervenuto il ministro dell’Interno Amato, che rispondendo a Fini ha ripetuto che la colpa è del governo precedente. E quindi è stata la volta di Prodi che, intervistato dal «Giornale Radio», ha ribadito che la colpa è del governo precedente.
Quindi adesso abbiamo capito: l’emergenza criminalità è colpa del governo precedente, le favelas di Roma sono colpa del governo precedente (chi è il sindaco? Il governo precedente), lo smantellamento della Bossi-Fini, che stava dando buoni frutti, è colpa del governo precedente, il buonismo delle porte spalancate è colpa del governo precedente, e l’aver rinviato i provvedimenti d’urgenza sulla sicurezza è colpa del governo precedente.
Come avevamo fatto a non arrivarci da soli? Se lo dicono Veltroni, Amato e Prodi in coro dev’essere vero. Ma a noi resta un dubbio: se tutto quello che succede è colpa del governo precedente, a che serve quello attuale? Dopo 18 mesi, queste dichiarazioni da parte dei leader del centrosinistra, sono qualcosa di più di una prova di faccia tosta: sono la autocertificazione della propria inutilità.
Fonte:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=217551
lunedì 29 ottobre 2007
False analisi per bufale infette, arresti nel Casertano
NAPOLI - Prelievi ematici falsificati per poter immettere sul mercato latte proveniente da bufale affette da brucellosi: con questa accusa i carabinieri del Nas di Napoli hanno eseguito 18 arresti, cinque misure cautelari (obbligo di dimora e sospensione dall'esercizio della professione) e sottoposto a sequestro 13 allevamenti bufalini della provincia di Caserta. Sotto accusa allevatori e veterinari, che secondo i militari eseguivano prelievi di sangue da bufale sane sostituendoli a quelli degli animali infetti. I carabinieri hanno scoperto la presunta truffa confrontando il dna dei campioni ematici prelevati: più capi risultavano avere la stessa identità genetica, evento ovviamente impossibile. Le accuse per arrestati e indagati sono di falsificazione di prelievi ematici, commercio di sostanze alimentari nocive per la salute pubblica e diffusione di malattia infettiva pericolosa per il patrimonio zootecnico nazionale.
L'eventuale realizzazione di mozzarelle con latte proveniente da bufale malate di brucellosi non dovrebbe avere comunque effetti dannosi per la salute umana: le alte temperature del procedimento di lavorazione casearia sono infatti superiori a quelle necessarie per l'eliminazione del virus. Dei diciotto arrestati, dieci sono allevatori e otto veterinari in servizio nella Asl Caserta 2. Per altri due veterinari è scattata la misura cautelare della sospensione dal servizio. Due dei dieci allevatori arrestati sono, secondo gli investigatori, persone vicine al clan camorristico dei Casalesi. Gli allevamenti bufalini sequestrati sono stati 13, a fronte di circa 900 aziende del ramo esistenti tra le province di Napoli e Caserta.
CONSORZIO MOZZARELLA CAMPANA,PRODOTTO SICURO - La mozzarella di bufala campana Dop é un prodotto sicuro: lo assicurano i vertici del consorzio di produzione, commentando le notizie sugli arresti nel Casertano per false analisi che permettevano di commercializzare anche il latte proveniente da bufale ammalate di brucellosi. Luigi Chianese, presidente del consorzio, ricorda: "La mozzarella Dop può essere prodotta tanto con latte pastorizzato o termizzato che con latte crudo. Ma dopo la fase del riscaldamento del latte c'é quella della cottura e filatura della pasta, durante la quale viene utilizzata acqua bollente a circa 100 gradi centigradi, temperatura che nella massa di pasta cotta e da filare raggiunge oltre i 70 gradi centigradi per diversi minuti. A queste temperature, e per questi tempi, non sopravvivono eventuali patogeni". Chianese sottolinea: "Tale passaggio produttivo rende la mozzarella sicura rispetto al rischio di contagio da agenti patogeni". Il direttore del consorzio, Vincenzo Oliviero, si sofferma invece sul fatto che gli arresti dei Nas abbiano riguardato una piccola parte della filiera produttiva: "A fronte di un sequestro che riguarda solo 13 aziende bufaline e poco più di 1000 animali, ricordiamo che i caseifici che aderiscono al consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop sono riforniti dal latte proveniente da oltre 2000 allevamenti. Gli allevamenti che subiscono un provvedimento di sequestro per brucellosi, o di fermo amministrativo da parte delle Asl, vengono immediatamente sospesi dal sistema di certificazione della mozzarella Dop".
Droga per finanziare il terrorismo: 39 arresti
Da il Giornale
di Redazione - lunedì 29 ottobre 2007, 13:39
Napoli - Spaccio di droga per finanziare il terrorismo islamico. Sono 39, secondo quanto rende noto la Dda di Napoli, che ha coordinato l’operazione, i fermi notificati dalla squadra mobile e dalla Digos della questura di Frosinone in varie regioni, nei confronti di italiani e stranieri, alcuni dei quali già in carcere per altri reati, accusati di traffico internazionale di stupefacenti. Dalle indagini sono emersi elementi che fanno sospettare, secondo il coordinatore della Dda di Napoli, Franco Roberti, un finanziamento di attività eversive in Italia e all’estero attraverso i proventi del traffico di droga. L’indagine, iniziata dalla procura di Frosinone e proseguita dalla Dda di Napoli, è durata due anni, e ha già visto compiere una serie di arresti, venti in Italia e sette all’estero, con sequestri di cocaina ed eroina per un totale di 20 chili.
Ghana e Nigeria Secondo l’accusa, l’organizzazione dei trafficanti era guidata da cittadini del Ghana e della Nigeria, con collegamenti stabili anche in Pakistan, i quali organizzavano l’import della droga passando per porti e aeroporti italiani attraverso diversi sistemi, dall’ingestione di ovuli all’occultamento in carichi di merci diverse, come oggetti artigianali o pezzi di ricambio per la metalmeccanica. La base operativa del sodalizio è stata individuata a cavallo tra l’area nord della provincia di Napoli e la parte meridionale della provincia di Caserta.
Legami col terrorismo Dalle indagini, spiega ancora il coordinatore della Dda di Napoli, sono emersi forti e consolidati collegamenti internazionali della banda, e alcuni degli indagati "hanno evidenziato inquietanti collegamenti con esponenti del fondamentalismo islamico, e sono sospettati di riciclare i proventi del traffico di stupefacenti per finanziare attività eversive in Italia e all’estero". In particolare Alì Ansar, pakistano, già in carcere a Bologna, è risultato coinvolto nell’organizzazione di traffico di droga dopo aver già impiantato in Emilia Romagna una centrale per la contraffazione dei documenti a favore di immigrati clandestini del Pakistan.
domenica 28 ottobre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
Tutto a posto, anzi nulla é a posto !
Sono le ore 9:30, arriva Tizia, buongiorno, attenda nella sala d' attesa.
Ore 10:30, nulla, solo l' attesa !
Ore 11:00, esce Tizia, mi dispiace ma l' infermiera che le avrebbe dovuto mettere l' ago é impegnata, alla domanda, se in un' ospedale ci sia soltanto un' infermiera in grado di mettere un' ago, no.....ma é l' infermiera addetta al nostro reparto.
Decine di dottori e dottoresse per i corridoi, infermieri ed infermiere, come al mercato dei pesci, ma quella che deve mettermi l' ago, é scomparsa.
Ore 11:30, giro sui tacchi ed esco dall' ospedale (ometto quale).
Mai piú rimetteró piede in un tale ospedale, mi ci dovranno portare con la camicia di forza e manette.
Cordialmente........."meglio non dirlo"....
Pippo Caminiti (Furci-Blog)
sabato 20 ottobre 2007
"Sventato attacco kamikaze,
da La Spezia
«Era già pronto un piano criminale ad opera di terroristi di matrice islamica, in grado di lanciare a tutta velocità una nave petroliera direttamente contro Venezia. Sarebbe stata una catastrofe immane, l’abbiamo evitata. Ma i nostri attuali sistemi di sicurezza non sono ancora all’altezza per scongiurare simili attentati»: le parole dell’ammiraglio Ferdinando Lolli, a capo di tutte le Capitanerie di porto italiane, piombano come macigni nella platea di ammiragli, generali e tecnici del settore difesa, fino ad allora un po’ distratti al convegno dedicato alle «Nuove sfide della sicurezza e della tecnologia: come proteggere i confini fisici e virtuali», nella sala del Circolo ufficiali della Marina della Spezia.
Ma Lolli, il «marinaio» che è stato al vertice del reparto piani e operazioni del Comando generale della Guardia Costiera, è appena all’inizio del ragionamento. Che riserva altre sorprese, soprattutto per chi si crogiola nelle certezze delle garanzie acquisite. «Parlare di sicurezza dei confini - riattacca Lolli - vuol dire parlare di sicurezza in mare. Oggi non ci sono più i sommergibili russi da controllare, mentre transitano o sostano al largo delle coste italiane. Oggi da monitorare ci sono i traffici civili, dove però il rischio di emergenze è sempre più elevato». L’attenzione dei presenti, fra i quali il sottosegretario Lorenzo Forcieri, l’ammiraglio Franco Paoli, comandante in capo dell’Alto Tirreno, e il generale Giuseppe Valotto, presidente del Centro alti studi della Difesa, sale al massimo quando si tocca il tasto dei pericoli possibili, se non addirittura probabili per il nostro territorio, provenienti dal mare: «Oggi dobbiamo affrontare rischi nuovi - insiste l’ammiraglio di Capitaneria -. Ci sono minacce a cui dobbiamo fare fronte con nuove tecnologie e con nuovi concetti. Dall’immigrazione al terrorismo, è su questo che si concentra il controllo. Lo dico perché conosco i rischi. Parlo del piano dei terroristi islamici perché sono cose che conosco bene, lo dico perché l’ho visto. Quella petroliera sarebbe arrivata fino a piazza San Marco». Non c’è più bisogno di sollecitare la frequentazione in sala, chi era uscito nei corridoi rientra in fretta. E non si perde l’epilogo: «Sono tanti i vettori a rischio per questa nuova forma di minaccia, pensate al caso Achille Lauro» tuona Lolli, che sembra quasi oltrepassare i confini del convegno per rivolgersi al governo. E aggiunge: «Oggi da un porto partono navi passeggeri con oltre tremila persone. Noi possediamo la tecnologia, unica al mondo, per controllare e monitorare il traffico di ogni mezzo che passa nella nostra zona di competenza, li vediamo come le torri di controllo vedono gli aerei. Ma in mare è un’altra faccenda, è molto più complesso. Dobbiamo sapere in tempo reale chi sono e dove vanno, ad ogni nave corrisponde una scheda, chi c’è a bordo e cosa trasporta».
Sì, c’è il sistema di reti radar seguite da una sala operativa nazionale, che è un autentico fiore all’occhiello; ci sono uomini meravigliosi che scrutano l’impercettibile. Ma non basta. E far finta di non vedere - fa capire Lolli - è quasi più pericoloso di qualsiasi petroliera lanciata contro la basilica di San Marco.
Fonte:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=214489&START=0&2col
Ecoballe
mercoledì 17 ottobre 2007
Per Franco Prodi l’unica certezza sul climate change è che il clima cambia

Roma. Dice di non essere “un negazionista” del global warming, Franco Prodi, “ma nemmeno un catastrofista pronto a dire che la Terra scomparirà, perché ci sono troppe cose che ancora non sappiamo del nostro clima e delle sue variabili”. Intervenuto a un dibattito sul tema “Climate change: miti e falsi miti tra informazione e disinformazione” organizzato ieri alla Luiss, il direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr (e fratello del premier Romano) che lo scorso mese aveva bocciato la conferenza sul clima organizzata dal governo ha ridimensionato il ruolo dell’uomo nel processo di surriscaldamento terrestre. “I fattori che hanno portato a un graduale innalzamento delle temperature – ha spiegato il ricercatore bolognese – sono numerosi, e molti non hanno nulla a che vedere con l’attività umana. La variabilità dei cicli solari, ad esempio, incide sul clima e sulle temperature, e questo è vero per periodi lunghi centinaia di migliaia di anni, ma anche per sottoperiodi più brevi. Anche nell’ultimo millennio abbiamo assistito a mutamenti climatici dovuti a questi cicli. Poi, negli ultimi duecento anni, abbiamo avuto la ‘complicazione’ dell’uomo industriale, questo è vero, ma per l’appunto non è semplice stabilire quale sia in realtà ‘l’effetto antropico’ sul clima, perché le serie storiche esistenti, rese possibili dall’invenzione del termometro e di altre apparecchiature come il barometro, risalgono a poco più di due secoli fa, a Galileo e a Torricelli”. E a chi – proprio alla conferenza governativa sul clima di settembre – aveva citato dati secondo i quali in Italia le temperature medie sarebbero cresciute quattro volte di più che nel resto del mondo, Prodi ha risposto indirettamente (dopo averlo fatto a caldo negli stessi giorni dell’evento), mostrando e spiegando le cifre reali: “Nell’ultimo secolo – ha raccontato – le temperature sono cresciute di circa sette decimi di grado. In Italia l’aumento registrato è stato di un grado ogni cento anni, ma non è vero che da noi abbia fatto più caldo, in proporzione, che altrove: semplicemente la media mondiale tiene conto anche delle superfici degli oceani, sulle quali non vengono effettuati rilievi termici, non essendoci stazioni di rilevamento. Facendo una media delle sole terre emerse, scopriremmo che l’incremento italiano è uguale a quello di tutte le altre regioni del pianeta”. Anche il ruolo del CO2 è stato ridimensionato da Prodi: “Certo che influisce sul riscaldamento della Terra – ha sottolineato il climatologo – ma è pure vero che esiste una miriade di altri fattori, e di molti non sappiamo abbastanza, come degli scambi oceani-atmosfera. In realtà stiamo cercando di realizzare dei modelli di monitoraggio completi, che tengano conto di tutti i fattori, ma ancora non li possediamo. E, se anche li avessimo già, dovremmo tener conto che spesso il sistema climatico può avere un comportamento non lineare”.
A fronte di tanta incertezza, Brian Flannery del colosso petrolifero ExxonMobil (proprietario dei marchi Esso e Mobil), che non teme l’accusa di sostenere interessi di parte, ha chiarito come la prudenza dovrebbe essere la prima regola da seguire, in tema di politiche ambientali: “Bisognerebbe ridurre i rischi, ma a costi accettabili per la società, non chiedendo di abbandonare risorse energetiche collaudate in favore di tecnologie che, allo stato attuale, non sappiamo quanto e come saranno accessibili e a che prezzo. Nel frattempo, l’impegno di tutti i paesi e delle imprese dovrebbe essere rivolto a una politica di efficienza energetica e di sostegno alla ricerca in vista di una riduzione delle emissioni di gas serra. Anche perché assumere che determinate tecnologie come il nucleare e il carbone saranno realmente a ‘costo zero’, come alcuni vogliono farci credere, non è affatto scontato”, ha detto il rappresentante del gruppo petrolifero.
Per Carlo Stagnaro, direttore del Dipartimento energia e ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, “esiste un rapporto di stretta correlazione tra libertà economica e efficienza energetica: nei paesi dove l’impresa è libera e vigono le leggi del mercato e dell’innovazione, il risparmio di energia (e quindi il minor inquinamento) è una realtà. Al contrario, paesi poco liberi economicamente come Cina e India inquinano molto più, in proporzione, di Stati Uniti e Giappone. Dovremmo porre le basi per un ambientalismo che sia amico dell’impresa e della tecnologia, e non che tenda a demonizzarle”.
Alan Patarga
(© Il Foglio, 17 ottobre 2007)
venerdì 19 ottobre 2007
Rutelli: ok, Italia.it si può chiudere
Rutelli parlava ad un incontro del Comitato nazionale per il turismo, nel quale se l'è presa con gli errori e i problemi di cui soffre il costosissimo portalone, sbottando: "Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere".
Un clamoroso cambio di rotta. Basti pensare che lo scorso luglio, nemmeno tre mesi fa, il Ministro aveva annunciato che alla BIT 2008, la Borsa del Turismo prevista per il prossimo febbraio, Italia.it avrebbe avuto una seconda occasione di riscatto. Ora la retromarcia, comprensibile: non solo Italia.it continua a proporre clamorosi errori a chi lo frequenta, come hanno fin qui inutilmente denunciato più volte gli operatori del turismo, ma è anche usato pochissimo dagli utenti Internet. Con tutti i suoi notevoli limiti, un servizio di misurazione come Alexa.com considera il portale del turismo un sito dal traffico scarsissimo.
Che il vicepresidente del Consiglio avesse sperato in un possibile risollevamento di Italia.it è palese: lo scorso marzo aveva annunciato via YouTube in lingua inglese la nascita del sito, proprio mentre partiva il Comitato che avrebbe dovuto trovare il modo di dare un senso alle decine di milioni di euro impegnati su Italia.it.
Siamo alla chiusura dunque? È presto per dirlo, Rutelli non è ancora arrivato ad una decisione definitiva e molte dovranno essere le teste da consultare prima di optare per la chiusura. Sebbene questa appaia inevitabile, il vero problema sembra risiedere nel cosa accadrà dopo.
Molti denari pubblici sono stati
L'unica speranza, si legge oggi in rete, è che se Italia.it verrà chiuso ciò possa avvenire con decisioni pubbliche e trasparenti, che consentano a tutti di capire cosa, come, quando e perché è accaduto. Fin qui, infatti, qualsiasi richiesta di trasparenza da parte di migliaia di utenti Internet è stata rispedita al mittente dal Governo.
Fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092383
E allora, gentili lettori di Furci-Blog ed altri blogs e siti della riviera Jonica, che ne pensate delle "nostre" informazioni ?
Noi lo facciamo per passione, i nostri "prodotti" costano poco o sono addirittura gratis, non speperiamo soldi della Comunitá (tasse).
Continuate a leggerci e, scriveteci pure, partecipate a rendere i siti e blogs del comprensorio Jonico piú ricchi di notizie ed informazioni, spediteci emails con informazioni sulle vostre cittá, paesi, regioni.....non importa se vivete in Italia o all' estero.
Cordialmente..........anche in questa occasione
Pippo Caminiti (Furci-Blog)
giovedì 18 ottobre 2007
Afghanistan, la guerra che non ci fanno vedere
Afghanistan, la guerra che non ci fanno vedere
Giovedì 18 Ottobre 2007 alle 13:48
Video, fotografie esclusive dei nostri soldati in azione e testimonianze denunciano l’altra faccia dell’Afghanistan. Un servizio di Fausto Biloslavo pubblicato sul numero di Panorama domani in edicola racconta la storia vera del conflitto che i soldati italiani combattono tutti i giorni contro i talebani. Il tutto è documentato da questi video pubblicati in esclusiva su Panorama.it.
Le immagini dell’aspirante kamikaze catturato a Herat, sede del comando del generale Fausto Macor, prima di farsi esplodere
L’attentato del 14 maggio ai nostri soldati
Le proteste di piazza contro gli americani e gli ebrei nell’Afghanistan occidentale
E ancora filmati con i sequestri delle armi che secondo le autorità afghane vengono dall’Iran, l’arresto dei trafficanti di droga,la resa di una quarantina di talebani nella provincia di Badghis sotto controllo italiano.
I nostri militari, in particolare i corpi speciali (dal 9° Col Moschin, ai Comsubin della Marina fino ai Ranger degli alpini paracadutisti e i baschi amaranto del 185° reggimento della brigata Folgore) sono in prima linea.
Le testimonianze raccolte alzano il velo sul conflitto che non si deve raccontare. Imboscate, azioni per salvare reparti afghani e unità americane accerchiate, richieste di appoggio aereo sono il pane quotidiano dei corpi speciali nella provincia di Farah. Non mancano gli accordi sotto banco, che secondo fonti afghane a Herat e Shindand, gli italiani hanno stretto con tribù filo talebane. Nell’Afghanistan occidentale, dove il nostro contingente conta oltre mille uomini, si annidano anche cellule di Al Qaida. E i talebani, che si finanziano con il traffico di oppio, compiono orribili rappresaglie tagliando a pezzi i figli di chi accetta gli aiuti degli italiani.
Guarda tutti i VIDEO
http://blog.panorama.it/mondo/2007/10/18/afghanistan-la-guerra-che-non-ci-fanno-vedere/
mercoledì 17 ottobre 2007
Da chi nasce la vera (in) sicurezza???
| pierluigi |
Dai politici. Prendiamo esempio da quanto accaduto a Milano la scorsa settimana. Un consigliere della maggioranza ha proposto al Comune di istituire un corpo di vigilanti davanti alle scuole composto da militari in congedo (polizia, carabineri, esercito, vigili. finanza ecc.) regolarmente registrati nelle varie associazioni di categoria. Il sindaco (che non ama alcun tipo di divisa o uniforme che non siano i fazzoletti dell'ANPI) ha nicchiato. Il vice-sindaco, che attualmente sta facendo una campagna a favore di una maggior sicurezza per i cittadini, (sono 22anni che siede in consiglio e solo da un mese si è accorto che a Milano c'è la criminalità) si è espresso a favore dell'iniziativa che tra l'altro al comune sarebbe costata praticamente nulla trattandosi di volontari al massimo il costo di un'assicurazione e qualche biglietto del tram ma l'iniziativa è stata bocciata. I tre rappresentanti dei verdi, i due della lista Ferrante (di cui fa parte la Milly Moratti e Fo), i tre di Rifo si sono detti contrari. Contrari si sono espressi anche i rappresentanti dei centri sociali (pur non avendo alcun diritto al voto si esprimono liberamente) e naturalmente il noto pregiudicati Farina, capo storico del Leonka ed ora deputato in Parlamento. Quindi non se ne farà nulla ma non perche la maggioranza sia contraria (3/4 avrebbe votato a favore) ma perche la "maggioranza" ha deciso di non mettersi a discutere con l'esigua minoranza onde evitare attriti che potrebbero compromettere l'Expo 2015 a cui il sindaco tiene più della sua stessa vita. I cittadini milanesi continueranno a vivere "pericolosamente" grazie al calabraghismo di un comune che si definisce di centro-destra e, teoricamente, lo sarebbe a larga maggioranza. Le forze dell'ordine sono insuffcienti, mal equipaggiate e fanno turni stressanti, la "polizia locale" conta come il due di briscola, prostituzione e spaccio dilagano come funghi, le strade sono sempre più insicure e stendo un velo pietoso su furti e scippi ma i militari in congedo non li vogliono per salvare un expò che neppure è sicuro sarà data a Milano. Milano è governata dalla CdL da 12anni e in 12 anni per la sicurezza dei cittadini si è fatto poco o nulla. I centri di cultura islamici continuano a sfornare futuri terroristi, lo spaccio a cielo aperto è una simpatica abitudine in ogni angolo della città. La prostituzione maschile, femminile e minorile per le strade dilaga. Dopo le h.20 la maggior parte dei mezzi pubblici è sconsigliata per l'alta criminalità e malaeducazione di cui è infestata ma nuove inziative non se ne prendono per non scontentare l'estrema sinistra. Sono il primo a sostenere che sorveglianti con più di 60anni di età non sono il massimo ma sicuramente sarebbero un forte deterrente non fosse altro per l'esperienza accumulata in tanti anni di servizio. Prevenire è sempre meglio che reprimere ma pare che a Milano da quest'orecchio non vogliano sentire. Pierluigi. |
Avanti cosí...o cosa ??
Tragedia durante un'udienza per separazione
Reggio Emilia: sparatoria in tribunale
Uccise due persone, tre rimaste feriteAll'improvviso l'uomo estrae una pistola, che aveva introdotto nell'aula eludendo i controlli delle guardie, ed inizia a sparare all'impazzata contro la moglie ed il fratello della donna. Uccide entrambi.
Punta poi l'arma contro il difensore della moglie, la cancelliera ed un poliziotto, e spara nuovamente, ferendoli non gravemente. Mentre cerca di fuggire, correndo nei corridoi del palazzo di Giustizia, viene raggiunto dai proiettili di un agente e muore.
Fonte:
http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=1365&titolo=Reggio%20Emilia%20sparatoria%20in%20tribunale
martedì 16 ottobre 2007
Al "Club di Roma" :-) + foto
Come vedete, sono nuovamente online, due canali del "router" sono stati "vaporizzati" da un fulmine, porco Giove !
Adesso sono "sostenitore" del Legno Storto:
Gentile lettore, ci è pervenuto l'avviso del suo versamento. Grazie.
Per poter emettere la fattura, dovrebbe farci pervenire anche
l'indicazione della sua residenza e il suo codice fiscale.
Cordialmente
la Redazione
Non ho piú speranze che "i Signori del Legno" pubblichino il mio blog, non fa nulla, rimarrá aperto a tutti coloro che lo conoscono, che ne facciano l' uso che credono :-))
Cordiali saluti a tutti (ai pochi lettori del blog)
Tintenfisch
Cliccare sulle foto per ingrandirle, le foto sono in ordine "inverso", dall' ultima alla prima :-)
mercoledì 10 ottobre 2007
Gentili "legni storti"
Esempi recenti di casi "personali", il "Vaff...day" di Grillo, Mastella / De Magistris, Rizzo / Sindacati......qualcuno deve pur iniziare a dire ció che tutti sanno !
Ragazzi: I Ragazzi non hanno molto tempo a scrivere sul o sui fori, perché devono dare il "culo" per l' Onore della Patria, che solo Loro portano alto e ci fanno sentire Italiani, pochissimi i politici e ancor meno i "connazionali" che danno Loro il senso di apparteneza ad una Nazione rispettabile e l' amore che si dá ai figli.
Quali argomenti, secondo Voi, gentili Signore e Signori, si dovrebbero trattare in un blog ?
Ditemi Voi, che avete le idee chiare, cosa Vi interessa ?
Non é meglio che i blogs si specializzino in due o piú argomenti ciascuno ?
Che i vari Guelfi e Marcom creino i loro blogs e non vadano a seminare escrementi in ogni angolo.
Allora, a Voi l' ardua sentenza, prendere o lasciare !
Se deciderete "prendere", metto il mio lavoro "gratis" a disposizione.
Se deciderete "lasciare", devolveró le mie energie altrove.
Cordialmente
Giuseppe Caminiti (Tintenfisch)
PS: Questa mattina é "partito" il bonifico per "Abbonamento annuo a Legno Storto", non ho intenzione di ritirarlo, non importa quale sará la Vostra decisione sul blog.
martedì 9 ottobre 2007
Insulti per lo 007 rapito e ucciso in Afghanistan
Modena - La vedova con il piccolo Luca fra le braccia, nato lo scorso luglio, la bara avvolta dal tricolore, portata a spalla dai paracadutisti e il grido di battaglia «Folgore» sono state le immagini, i momenti più toccanti dell’ultimo saluto al maresciallo capo Lorenzo D’Auria. Un funerale insozzato soltanto da una scritta ingiuriosa apparsa venerdì notte a 200 metri dal Duomo di Modena, dove ieri si sono svolte le esequie davanti a un migliaio di persone. Il testo dello slogan, sul filone di «10, 100, 1.000 Nassirya», non è stato volutamente reso noto. Dal municipio di Modena fanno solo sapere che si tratta di una scritta in due parti, che contiene una pesante ingiuria e finisce con «per te è finita male». Almeno una delle due frasi fa un’indegna rima e quindi l’ingiuria nei confronti del maresciallo D’Auria potrebbe essere «maiale».
A Modena, anche ieri mattina ai funerali, circolava insistente la voce che la parte più inquietante dello slogan fosse «10, 100, 1.000 D’Auria», come nel caso della strage di Nassirya, ma la notizia non è confermata. La mano che ha oltraggiato il ricordo del militare è ignota, ma si sospetta che la scritta possa essere riconducibile a gruppi anarcoidi o all’ambiente estremista di Libera, un centro sociale del capoluogo emiliano, già noto per azioni provocatorie.
L’orribile slogan è apparso sulla chiesa sconsacrata di San Giovanni, in piazza Matteotti, nel centro di Modena, a un passo della cattedrale dove si sono svolti i funerali dell’agente del Sismi rapito in Afghanistan il 24 settembre e poi morto per le ferite riportate durante il raid che lo ha liberato.
L’associazione «Vivere sicuri», che si batte contro il degrado della città, l’ha subita fotografata e cancellata, secondo gli accordi presi con il Comune, gestito da una maggioranza di centro sinistra. Dell’oltraggio è stata informata la Digos, che ha attivato le indagini, ma la vicenda era stata tenuta nascosta fino alle esequie di D’Auria nel rispetto del dolore della famiglia. Ieri, nella cattedrale c’era anche il sindaco di Modena, il diessino Mario Pighi, che ha deciso di inoltrare una denuncia per «apologia di delitto e danneggiamento aggravato».
La Digos ha proceduto comunque d’ufficio, ma il primo cittadino ha voluto sottolineare la gravità del fatto con un esposto: «Di fronte al dolore dei genitori e dei familiari - dice Pighi -, con l’immagine scolpita della giovane vedova con in braccio il bambino di pochi mesi e col pensiero degli altri due figli ancora in tenera età rimasti senza padre credo non si possa tollerare un gesto di tale vigliaccheria». Peccato, però, che il Comune non voglia rendere noto il testo integrale della scritta oltraggiosa e tantomeno consegnare alla stampa le fotografie in possesso del sindaco. Il motivo è semplice: se la scritta fosse veramente, come ha ricostruito il Giornale, «10, 100, 1.000 D’Auria – maiale questa volta ti è andata male», si tratterebbe di un eclatante caso politico. Non a caso le reazioni sono state durissime e in gran parte unanimi. Il leghista Roberto Maroni ha dichiarato: «La mano, purtroppo, è sempre la stessa e appartiene a coloro che gridano 10, 100, 1.000 Nassirya, che inneggiano agli assassini di Marco Biagi». Ieri mattina alle 11 circa un migliaio di persone hanno dato l’ultimo saluto al maresciallo capo D’Auria. Il feretro è stato accolto da un lungo applauso al suo arrivo nella piazza davanti alla cattedrale. I paracadutisti della Folgore, dove D’Auria aveva passato la sua vita sotto le armi, prima di passare un anno fa al Sismi, hanno portato a spalla la bara. Il picchetto d’onore era composto dai rappresentanti di tutte le forze armate, ma la presenza più toccante è stata quella della vedova con il piccolo Luca in braccio, l’ultimo nato di tre fratelli. Alla cerimonia era presente il ministro della Difesa Arturo Parisi. I funerali sono stati celebrati dall’arcivescovo di Modena-Nonantola, Benito Cocchi, e concelebrati da altri sacerdoti, tra cui il parroco di Calcara di Crespellano, la parrocchia in cui D’Auria ha ricevuto la prima comunione, amico di famiglia.




